ReteCoM lancia un’indagine per radiografare il mercato della Comunicazione

5 aprile 2022 – ReteCoM, la ‘Rete delle Associazioni per la Comunicazione e il Management’, in collaborazione con ManagerItalia, lancia un’indagine per identificare i comunicatori professionali. Obiettivo: produrre la prima radiografia della Comunicazione in Italia, sia per descriverne quantitativamente il mercato, sia per rilevarne competenze, ruoli e funzioni.

ReteCoM, alla quale aderiscono le organizzazioni più rappresentative del settore, è nata nel 2019 per contrastare l’ipotesi di “deportazione” dei contributi dei Comunicatori nelle casse dell’INPGI, istituto previdenziale privato dei giornalisti, che confluirà in INPS dal 1 luglio 2022.

Superata la questione INPGI, incentrata sulla differenza di scopo tra la professione del comunicatore e quella del giornalista, ReteCoM ha continuato il suo lavoro di tutela e valorizzazione del mondo della Comunicazione, concentrando le proprie energie su un’azione fondamentale di crescita e sviluppo: la diffusione della cultura della comunicazione, sottolineando il valore strategico di questa professione e soprattutto definendo i confini del mercato, con riferimento a quanto stabilito nella norma UNI 11483:2021 da poco pubblicata (9 settembre 2021), strumento tecnico che indica conoscenze, abilità, funzioni e livelli dei Comunicatori professionali.   

L’indagine, quindi, risponde ad una precisa e chiara esigenza: realizzare la radiografia del mercato della Comunicazione, facendo riferimento a quelle specifiche competenze che determinano l’identità del Comunicatore.

Il questionario dell’indagine, realizzato in collaborazione con AstraRicerche sarà inviato il 5 aprile ai soci delle associazioni che aderiscono a ReteCoM e sarà accessibile anche tramite la piattaforma LinkedIn per i professionisti che operano nei vari segmenti della Comunicazione: dalle pubbliche relazioni alla pubblicità, dal marketing al digital, agli eventi.

Rita Palumbo, Relatrice della NORMAUNI, portavoce e coordinatore ReteCoM, dichiara: “La vicenda INPGI ci ha confermato che in Italia esiste ancora un gap di conoscenza sull’identità e sulle competenze del comunicatore. Grazie alla questione INPGI, abbiamo avviato un percorso di legittimazione del Comunicatore su un piano qualitativo, che va avvalorato e supportato con numeri e statistiche. I risultati dell’indagine saranno utili a fare un altro passo avanti per raggiungere l’obiettivo della tutela e della valorizzazione di un mercato in crescita, strategico per l’intero Sistema Paese”. 

Partecipa all’indagine: https://surveys2.astraricerche.it/s/comunicatori2022/

28/10/2021

Manovra: dal 1° luglio 2022 l’INPGI confluirà nell’INPS. Ed è anche merito di ReteCoM

28 ottobre 2021 – La storia infinita, come abbiamo più volte definito la “questione INPGI”, finirà nel migliore dei modi. Senza pasticci, senza forzature, senza norme capestro, senza inutili soluzioni tampone.

La notizia è stata battuta oggi dall’ANSA ma è da qualche giorno che ci sono rumors: dal primo luglio 2022 l’INPGI confluirà nell’INPS. I giornalisti dipendenti, che versano nella Cassa principale, ovvero quella in default finanziario da decenni, avranno la garanzia pubblica.

È quanto prevede l’art. 28 della bozza della Legge di Bilancio per la manovra finanziaria, “Norme a garanzie delle prestazioni previdenziali in favore dei giornalisti”.

Comunicatori Pubblici e Corte di Cassazione

L’attività di Relazioni Pubbliche non rientra nell’ambito del giornalismo. E l’INPGI, l’istituto di Previdenza privato dei Giornalisti, non può pretendere che i contributi di un professionista con lavoro subordinato nella Pubblica Amministrazione vadano nelle proprie casse.

Non è solo la posizione dei Comunicatori e delle maggiori associazioni di rappresentanza del settore (ReteCoM), ma è una sentenza della Corte di Cassazione Sezione Lavoro n. 7215 del 15 marzo 2021 (Presidente Umberto Berrino, Relatore Rossana Mancino) che ha motivato che il professionista impiegato nella provincia del Friuli Venezia Giulia “….era solo addetto alle pubbliche relazioni e l’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti e il rapporto di lavoro subordinato intercorso con la Provincia non determinavano automaticamente la natura giornalistica delle mansioni svolte e comprovato, peraltro, alla stregua delle risultanze istruttorie, che l’incarico di addetto all’ufficio stampa fosse rivestito da altra persona…”