I risultati dell’indagine sul mercato della Comunicazione

Le insoddisfazioni, le esigenze e le aspettative dei professionisti del settore

21 luglio 2022 – I risultati dell’indagine, realizzata da ReteCoM svolta in collaborazione con Manageritalia e Astraricerche, non lasciano dubbi: i Comunicatori vogliono far sentire la loro voce ed avere un ruolo preciso nel mondo delle professioni certificate. L’indagine, diramata dalle nostre associazioni ai propri soci e diffuso anche in rete attraverso i social, ha prodotto 488 risposte, volontarie e consapevoli, che hanno permesso di avere una prima radiografia del mercato della Comunicazione.

Entrando nel dettaglio, i risultati più significativi riportano come il Comunicatore professionale operi per il 48,7% nel Nord-Ovest, per il 23,2% nel Nord-est, e per il 27,1% nel Centro-Sud; solo l’1% ha risposto lavora all’estero, confermando che oltre il 70% delle attività professionali si concentrano al Nord.
La domanda in quale area professionale ci si riconosce di più, posta in due modalità –  risposta multipla e risposta unica –  rileva uno dei dati più interessanti della figura del Comunicatore professionale: un solo professionista svolge e gestisce più attività che richiedono competenze multiple; i risultati con la risposta unica, hanno registrano che la maggioranza dei comunicatori si definisce “chief communication officer”, quindi in una figura apicale, con capacità di coordinamento e responsabilità di obiettivi e risorse.

La seconda parte del questionario è stata invece finalizzata ad esprimere il proprio parere sull’attuale situazione di mercato. Ed è in questa sezione che emergono i gap più significativi, innanzitutto l’insoddisfazione reddituale, il non riconoscimento pieno delle proprie competenze, e il gender pay gap, causato non da una differenza di trattamento economico, ma da uno sbilanciamento nei ruoli, che vede le donne “relegate” in quelli più esecutivi.

L’insoddisfazione reddituale riguarda ogni livello professionale, da chi ricopre ruoli apicali e percepisce redditi di oltre 90mila euro lordi/anno, a chi guadagna meno dei 30mila euro anno. Insoddisfazione causata da una considerazione inadeguata del valore della prestazione professionale, sia che si tratti di un dipendente sia che si tratti dei liberi professionisti; in realtà quest’ultimi denunciano una struttura reddituale discontinua se non precaria.

Fil rouge delle risposte: avere una rappresentanza, avere una “casa” per i Comunicatori. Il 76,5% di coloro che hanno partecipato all’indagine hanno espresso la necessità di un’associazione dedicata alla professione del Comunicatore, chiedendo rappresentanza, tutela, servizi, formazione e gestione dei processi di certificazione.

24/05/2022

L’indagine ReteCoM per radiografare il mercato della Comunicazione

24 maggio 2022 – Ultimi giorni per partecipare al sondaggio ReteCoM, la ‘Rete delle Associazioni per la Comunicazione e il Management’ e ManagerItalia, realizzato da AstraRicerche.

L’indagine, rigorosamente anonima, ha l’obiettivo di identificare i comunicatori professionali e produrre la prima radiografia della Comunicazione in Italia, sia per descriverne quantitativamente il mercato, sia per rilevarne competenze, ruoli e funzioni.

Comunicatori Pubblici e Corte di Cassazione

L’attività di Relazioni Pubbliche non rientra nell’ambito del giornalismo. E l’INPGI, l’istituto di Previdenza privato dei Giornalisti, non può pretendere che i contributi di un professionista con lavoro subordinato nella Pubblica Amministrazione vadano nelle proprie casse.

Non è solo la posizione dei Comunicatori e delle maggiori associazioni di rappresentanza del settore (ReteCoM), ma è una sentenza della Corte di Cassazione Sezione Lavoro n. 7215 del 15 marzo 2021 (Presidente Umberto Berrino, Relatore Rossana Mancino) che ha motivato che il professionista impiegato nella provincia del Friuli Venezia Giulia “….era solo addetto alle pubbliche relazioni e l’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti e il rapporto di lavoro subordinato intercorso con la Provincia non determinavano automaticamente la natura giornalistica delle mansioni svolte e comprovato, peraltro, alla stregua delle risultanze istruttorie, che l’incarico di addetto all’ufficio stampa fosse rivestito da altra persona…”