Progettare, gestire, risolvere: normata la valenza manageriale del Comunicatore

9 settembre 2021 – Non è raro, purtroppo, che ancor oggi ci si imbatta in frasi del tipo: “Ma il comunicatore che cosa fa di preciso?”  La risposta, motivata da chi esercita questa professione con un pizzico di amarezza, oggi può far riferimento anche ad una norma tecnica. Il Comunicatore è un manager che gestisce processi complessi, progetta, coordina, realizza strategie e attività funzionali allo sviluppo di qualsiasi organizzazione, pubblica, privata e non profit. È un manager con responsabilità di risorse professionali e risorse economiche, impegnato a ideare e coordinare progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione in cui opera, sia come dipendente che come consulente esterno. Il Comunicatore è quel professionista che svolge attività ad alto contenuto intellettuale che richiedono una formazione culturale di largo respiro che spazia dall’etica alla scienza, dalla tecnologa alla creatività, intese come capacità di interpretare tendenze e cambiamenti socioculturali ed economici.

Il Comunicatore è un manager. Lo ha definito la norma UNI 11483:2021, pubblicata il 9 settembre 2021, frutto dell’impegno di un Gruppo di Lavoro che per tre anni e tre mesi ha condiviso competenze, esperienze, analisi e visione del mercato, con l’unico scopo di identificare e specificare le abilità e le competenze del Comunicatore professionale.

La norma ha segmentato il mercato della Comunicazione in cinque ambiti di riferimento: comunicazione pubblica e istituzionale, comunicazione politica, comunicazione di impresa, comunicazione tecnica, comunicazione sociale per il terzo settore. Mentre tre sono i livelli in relazione al grado di responsabilità: Junior, Expert e Senior; tutte e tre le figure, a seconda dell’esperienza, si collocano rispettivamente ai livelli 3-5-7 del QNQ.

Per lo svolgimento della professione, la norma UNI, infine, ha individuato i cosiddetti “compiti comuni”, ovvero quelle attività che un professionista della Comunicazione è chiamato a sviluppare a prescindere dalla sua specializzazione e che prevedono cinque fasi di processo: analisi, progettazione, attuazione, monitoraggio, valutazione, conclusione.

Per la prima volta sono ben definiti l’approccio e il modello di prestazione professionale: il Comunicatore è un manager in grado di relazionarsi con i vertici, a salvaguardia della notorietà, della reputazione e del “contenimento del rischio” delle organizzazioni in cui opera. È un manager apicale, che può e deve stare nella “stanza dei bottoni” e che – grazie alla norma UNI – assume un livello di responsabilità e di condivisione mai evidenziato prima. Non una norma tecnica, quindi, ma uno strumento innovativo per far luce sui fraintendimenti tra ruoli, funzioni, obiettivi di scopi con altre professioni.

Da qui si può partire per dare identità, valore e voce ai Comunicatori, i manager che collaboreranno alla ripresa del nostro Paese. 

06/09/2021

Comunicatori e giornalisti: pari opportunità anche nella Pubblica Amministrazione

6 settembre 2021 – Per fortuna che si sono i giornali… che ci aggiornano sulla situazione dell’INPGI… Grazie ad un’intervista al Sottosegretario all’Editoria Giuseppe apprendiamo che domani, martedì 7 settembre, “…ci sarà la prima riunione del comitato tecnico per l’INPGI, previsto nell’ultimo decreto…”, proprio negli uffici del DIE.

In quell’intervista il Senatore Moles afferma: «Bisogna partire dal mantenimento dei livelli occupazionali attuali, ma anche ipotizzare strumenti legislativi e finanziari per ampliare la platea di coloro che si occupano di questo mondo. Le rendite di posizione non servono più perché altrimenti c’è il rischio che tutto il sistema cada. Bisogna cominciare ad avere un po’ di fantasia, studiamo le soluzioni insieme».

Ci auguriamo, anzi richiediamo alle Istituzioni, che non si ipotizzino più strumenti legislativi per ampliare la platea di coloro che si occupano di informazione.

Comunicatori Pubblici e Corte di Cassazione

L’attività di Relazioni Pubbliche non rientra nell’ambito del giornalismo. E l’INPGI, l’istituto di Previdenza privato dei Giornalisti, non può pretendere che i contributi di un professionista con lavoro subordinato nella Pubblica Amministrazione vadano nelle proprie casse.

Non è solo la posizione dei Comunicatori e delle maggiori associazioni di rappresentanza del settore (ReteCoM), ma è una sentenza della Corte di Cassazione Sezione Lavoro n. 7215 del 15 marzo 2021 (Presidente Umberto Berrino, Relatore Rossana Mancino) che ha motivato che il professionista impiegato nella provincia del Friuli Venezia Giulia “….era solo addetto alle pubbliche relazioni e l’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti e il rapporto di lavoro subordinato intercorso con la Provincia non determinavano automaticamente la natura giornalistica delle mansioni svolte e comprovato, peraltro, alla stregua delle risultanze istruttorie, che l’incarico di addetto all’ufficio stampa fosse rivestito da altra persona…”